Catechismo: occhi, cuore e casa

Ieri a catechismo abbiamo (quasi) concluso un bel percorso durato tre settimane in cui abbiamo accompagnato i ragazzi a percorrere un po’ di strada con Gesù risorto.
Ci siamo messi nei panni dei due discepoli di Emmaus e abbiamo camminato con Gesù.
Nell’incontro della prima settimana abbiamo letto insieme …

Vangelo di Luca 24, 13-16
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù inpersona si accostò e camminava con loro.
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.

L’importanza degli occhi,del vedere, del guardare, dell’osservare.

– Che differenza c’è tra vedere e guardare?
– E’ sufficiente vedere una persona per poter dire di conoscerla?
– Quanti modi ci sono di guardare?
– Si vede solo con gli occhi?

Queste le domande che abbiamo rivolto ai ragazzi per stimolare la riflessione.
Come attività pratica abbiamo invitato i ragazzi ad osservare attentamente per cinque minuti questo dipinto…

e poi, una volta tolto il dipinto abbiamo rivolto loro queste domande:
– Quante persone ci sono nel dipinto?
– L’abito di Gesù è di due colori. Quali?
– Elencate almeno tre cibi presenti sul tavolo.
– C’è un personaggio che porta il cappello?
– Che cosa sta guardando Gesù?

Il messaggio che volevamo trasmettere è che dobbiamo imparare ad osservare per poter conoscere, dobbiamo guardare e non solo vedere per approfondire la conoscenza e non essere superficiali.

e poi…quanti modi ci sono per vedere qualcuno?
E allora il divertente gioco del “Riconosciamo il nostro compagno di catechismo”.
A turno ai bambini è stata messa una benda davanti agli occhi e quindi senza vedere dovevano riconoscere un compagno con il tatto.

La seconda settimana abbiamo continuato la lettura del Vangelo di Luca, 24, 17-27

Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Domande per stimolare la riflessione:
– Ci è mai capitato di ricevere una delusione da un amico?
– Come ci siamo sentiti?
– E’ stato difficile fidarci ancora di quest’amico?
– Quali sentimenti ha portato la delusione?
– Proviamo a pensare ad un colore che esprime l’emozione di un cuore deluso.

Attività: Costruiamo il nostro cuore deluso con l’origami

e poi lo inseriamo nel cuore rosso amore di Dio…

La terza settimana abbiamo concluso la lettura del Vangelo di Luca 24, 28-32

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».

Senza dubbio il brano ha come fulcro il gesto di Gesù dello spezzare il pane, gesto che apre gli occhi ai discepoli che finalmente lo riconoscono, ma questo aspetto lo approfondiremo il prossimo anno che sarà quello della Prima Eucarestia per questi ragazzi.
Abbiamo sottolineato invece l’aspetto dell’accoglienza e dell’ospitalità ( Resta con noi perchè si fa sera …) e di quanto la casa sia importante.

– Quanto è bello accogliere i nostri amici nella nostra casa ed essere accolti nella loro?
– La casa rappresenta il nostro rifugio, dove ci sentiamo a nostro agio e possiamo approfondire la conoscenza dei nostri amici attraverso il gioco, lo studio, la conversazione.

Ed ecco l’attività: Ricostruiamo il villaggio di Emmaus

Nel salone dell’oratorio i quattro gruppi hanno costruito una casa utilizzando tavoli, sedie, coperte, cuscini, ecc…e aggiungendo tanti importanti dettagli per renderla accogliente.

L’attività aveva anche uno scopo pedagogico e cioè quello di favorire il lavoro di gruppo.

E’ stato un bel percorso, noi catechiste ci siamo divertite un sacco e speriamo anche i bambini. Ma la cosa importante è riuscire a trasmettere loro la bellezza dell’avere come compagno di viaggio Gesù che c’è sempre, anche quando noi magari siamo un po’ distratti e non lo vediamo.

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Come utilizzare le opere d’arte a catechismo

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Sabato pomeriggio ho condiviso una bellissima esperienza con Matilde, che da quest’anno fa l’aiuto catechista.
Abbiamo partecipato ad un laboratorio di formazione per catechiste il cui titolo era “Arte e eucarestia”.
L’arte per secoli ha rappresentato uno strumento efficacissimo per avvicinare le persone alla fede.
Lo strumento visivo aiutava chi non sapeva leggere, chi non aveva cultura a capire il messaggio evangelico e ad interpretare episodi biblici.
Ragion per cui, diventa uno strumento prezioso per approfondire un percorso formativo inerente all’iniziazione cristiana dei piccoli.
In particolare nel laboratorio ci siamo soffermati sulla lettura e l’analisi di due opere di Caravaggio, apparentemente simili ma molto diverse ad un’analisi più attenta.
Si tratta delle sue Cene di Emmaus.
La prima, dipinta nel 1602 e conservata alla National Gallery di Londra ( l’immagine in cima al post) e la seconda dipinta dal Caravaggio nel 1606 e conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano ( qui sotto).

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Le opere fissano il momento decisivo in cui Gesù, risorto, si fa riconoscere, attraverso la benedizione e lo spezzare del pane, ai due discepoli di Emmaus. Stesso momento, atmosfera estremamente diversa ( e questo in base allo stato emotivo del Caravaggio che ha dipinto la seconda opera nel periodo difficile dell’espiazione di un grave gesto ( aveva ucciso un uomo).

Dopo aver analizzato insieme le opere, anche sulla base della loro storia e della biografia del Caravaggio, abbiamo cercato di entrarci un po’ più dentro, quindi lasciandoci anche trasportare dal punto di vista emotivo:
– Quali particolari mi colpiscono?
– Che cosa vedo in rapporto al racconto evangelico?
– Che cosa provo di fronte a quest’opera?

Una cosa interessante, almeno per me personalmente, è stata la proposta di far rivivere l’opera attraverso un tableau vivant.
Dico per me personalmente, perchè quando hanno chiesto volontari, solo io e Matilde abbiamo alzato la mano ( e questa è stato il culmine della mia esperienza di condivisione con mia figlia).
Per ovvie ragioni di privacy non posso farvi vedere la fotografia del tableau vivant che abbiamo realizzato ( perchè poi due componenti dell’equipe decanale che presenta i laboratori hanno partecipato) ma posso dirvi che cosa ho provato io nell'”interpretare” nientemeno che Gesù che benedice il pane.
Cercare la precisione dei gesti delle mani, osservare l’espressione serena, tranquilla di quel giovane uomo che si rivela ai suoi amici. Una gioia infinita. Coinvolgente.
Ho cercato la concentrazione in quel momento immobile in cui sentivo solo il mio respiro che mi accompagnava con un’azione tranquillizzante.
Anche Matilde è stata molto brava ad assumere quella posizione che esprimeva stupore e voglia di correre per andare ad annunciare al mondo che Gesù era risorto di quel discepolo che il Caravaggio ha ritratto di spalle.

L’idea del tableau vivant sarebbe bellissima anche da proporre ai bambini per aiutarli a immergersi con più efficacia nelle emozioni dei personaggi di un’opera invitandoli a cogliere le sfumature dei gesti, le espressioni, gli oggetti e la loro simbologia.
Per me che insegno yoga ai bambini e lavoro molto con la fisicità, la corporeità ( in fondo assumere un asana è prendere la forma di quell’asana e sentirsi quell’ elemento, che sia un albero, la montagna, un animale, ecc… e vivere le sue caratteristiche) è un’ idea che senz’altro sfrutterò nei miei incontri di catechismo.

Un’altra idea è poi quella di stimolare la riflessione attraverso domande:
– Quale episodio del Vangelo è rappresentato nell’opera?
– Chi sono i personaggi?
– Cosa vedete?
– Vi piace?
– Che sensazioni vi trasmette?
– I gesti dei personaggi cosa comunicano?
– A quale personaggio vi sentite più vicini?
– I colori e le espressioni cosa comunicano?
– In questa opera vi sembra che si parli o si ascolti?

Per concludere posso dire che io imparo sempre tanto da questi laboratori. Arricchiscono il mio bagaglio di conoscenze, di esperienze, di condivisione. E questa volta aver avuto Matilde con me ha rappresentato il valore aggiunto.
E anche lei si è divertita molto.
Siamo tornate a casa cantando a squarciagola!

Buon inizio settimana amici!