Imparare giocando

Qualche giorno fa una mia collega catechista mi ha chiesto se conoscevo qualche gioco da proporre ai ragazzi che prevedeva l’uso della bussola.
Mi è è venuto in mente un libro del CAI ( Club Alpino Italiano ) che si intitola “Imparare Giocando“.
Nel libro sono riassunte le esperienze vissute da molte persone nell’ambito del CAI, dei gruppi AG ( Alpinismo Giovanile), dei gruppi scout o gruppi parrocchiali.
Dalla presentazione:
Il gioco costituisce una delle esperienze più ricche di valenze tra quelle che accomunano gli esseri umani di ogni età, tempo e latitudine. E’ in grado di stimolare, esaltare, rivelare il profilo caratteriale e le capacità cognitive, psicomotorie, affettive e relazionali di una persona e, se ben gestito può aiutare a migliorare la qualità e l’utilizzo di tali caratteristiche, nonché ad apprenderne delle nuove. Il gioco costituisce di fatto una palestra dove si può provare, verificare, scoprire la propria identità. Nelle varie fasi di crescita, dove si acquisiscono nuovi ruoli e responsabilità, il gioco assume una funzione importante nello sviluppo della personalità. E’ fondamentale per lo sviluppo integrale del bambino, e per questo rappresenta un ambito imprescindibile per chi si occupa di pedagogia. Attraverso l’esperienza ludica si acquiscono la perseveranza, l’attenzione, la costanza proprio provando e riprovando: è così che il bambino inizia a comprendere come funzionano le cose, inserendosi attivamente nella realtà che lo circonda.
Il gioco è uno strumento educativo straordinario nelle mani di un Accompagnatore attento e con la voglia di conoscere i propri ragazzi, di comunicare con loro attraverso un veicolo libero e piacevole quelli che sono i propri valori e ideali.
Un Accompagnatore come vero educatore, cioè colui che sa tirar fuori da ciascuno giovane la persona che è in ogni ragazza o ragazzo, con tutte le sue potenzialità“.

Giocare vuol dire utilizzare un mezzo alternativo alla comunicazione tradizionale, fortemente coinvolgente, che costringe ad una risposta in prima persona. Ogni Accompaagnatore deve avere una gran voglia di giocare e non aver paura di tirarla fuori. Bisogna documentarsi e formarsi continuamente nel proprio ruolo di animatore di giochi attraverso il confronto con altri animatori, la lettura di testi adeguati come questo, il dialogo con i ragazzi e la conoscenza dell’universo giovanile“.

Dopo un escursus sui riferimenti teorici del gioco partendo dalla teoria dello sviluppo di Jean Piaget, psicologo dello sviluppo, viene sottolineata l’importanza del gioco motorio, che nasce in forma spontanea nei bambini e risponde perfettamente all’esigenza di formazione, educazione e sviluppo polivalente della persona.
Quindi giocare per educarsi, giocare per crescere, giocare per conoscere e naturalmente giocare per divertirsi.

Ma quali tipologie di gioco possiamo proporre?
Giochi sulla natura
Giochi di movimento
Giochi di percezione
Giochi di arrampicata
Giochi di intrattenimento
Giochi di creatività

Nel libro per ogni tipologia di gioco sono proposti degli esempi con un’accurata descrizione e con un particolare riferimento se il gioco è adatto a ragazzi con disabilità motorie.

Io trovo che sia un ottimo strumento per chi lavora con i ragazzi anche nell’ambito oratoriale ( come spunto per giochi da proporre durante l’oratorio estivo o durante i campi estivi per esempio), per catechisti ed educatori, per chi insegna yoga ai bambini e ha anche la fortuna di organizzare classi all’aperto.

Ecco il link dove trovare il pdf del libro: IMPARARE GIOCANDO

Concludo con la bellissima frase di San Giovanni Bosco
E’ nel gioco che il bambino si mostra quale egli è veramente… ed è nel gioco che posso educarlo veramente.

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