Una ricetta detox semplice semplice

Ci sono dei periodi in cui il mio rapporto con il cibo peggiora esponenzialmente.
Dopo mesi di consapevole attenzione a ciò che mangiavo, tenendo conto delle numerose sensibilità ( di cui parlavo in questo post) ho improvvisamente sbracato.
Un periodo di grandi impegni, di tensioni, di pensieri vari mi hanno portato a perdere un po’ di vista l’attenzione per me stessa e quando questo succede il primo effetto è che cambia il mio rapporto con il cibo. La fame diventa nervosa e poi sto malissimo.
Stamattina leggevo il post sullo yoga che fa dimagrire sul blog di Claudia Porta. Nel punto in cui lei dice: ” Se è normale riempire di spazzatura un bidone dell’immondizia, nessuno si sognerebbe di rovesciarne dentro ad un bel vaso di cristallo. Se ti ingozzi di schifezze, probabilmente la percezione che hai del tuo corpo è più vicina a quella del bidone della spazzatura che a quella del vaso di cristallo” mi sono fermata a mezz’aria con la mia manciatina di patatine del sacchetto ( ma senza glutine!).
” Accidenti” mi sono detta.
“Ok, Ricominciamo!”.

Da dove?
Mi è venuto in mente che qualche mese fa ho acquistato il libro che Shanti Brancolini ha scritto insieme alla sua mamma, Mariella Fonte.

Leggo dalla quarta di copertina…
Mariella fin da giovanissima si è interessata ai molteplici aspetti del benessere fisico e spirituale. Cucina da oltre 40 anni, per lavoro e per amore, facendo uso di tutto il sapere sperimentato da sola o in compagnia di cuochi di diverse nazionalità, ma sempre all’insegna della naturalità. Questa sua esperienza le ha permesso di elaborare un suo modo di cucinare che è di per sè meditazione e yoga, preghiera e celebrazione“.

Shanti dice nel libro:
Uno dei principali motivi per cui le persone si avvicinano allo yoga è perchè vogliono riequilibrare corpo e mente, rigenerarsi e spesso trovare serenità e forza per affrontare un momento difficile.
Indubbiamente lo yoga praticato con costanza è la disciplina che per eccellenza può permetterti di sperimentare tutto questo. Ma un beneficio profondo e permamente è possibile ad una condizione, troppo spesso trascurata e sottovalutata: che il tuo stile di alimentazione sia tale da sostenere il progresso nella pratica dello yoga.
Il cibo è la prima forma di medicina ed è uno dei mezzi principali per ritrovare e mantenere le forze vitali
“.

E’ tutto molto vero!
Eppure a volte si fa molta fatica a metabolizzare questo concetto e per comodità o pigrizia ci si accontenta di cibarsi di roba confezionata o di cibo spazzatura.

Ho deciso quindi di ripartire a prendermi cura di me e della mia salute fisica e mentale e il mio primo step sarà rappresentato da una preparazione semplice che serve per aiutare il corpo a liberarsi di vecchie tossine e risvegliare il fuoco della digestione ( decisamente addormentato!).
Si tratta di acqua calda e zenzero.

Ecco la ricetta presa dal libro:
” Mettete 1,5 l. di acqua sul fuoco con pezzetto di radice di zenzero fresco di circa 3-4 cm. Fate bollire per almeno 10 minuti. Spegnete e lasciate che lo zenzero e l’eventuale calcae si depositino sul fondo della pentola. Filtrate e conservate dentro un thermos in modo da poter consumare l’acqua calda più volte e a piccoli sorsi durante la giornata”.

La bollitura prolungata trasforma le molecole dell’acqua che acquista così la capacità di penetrare meglio all’interno delle cellule per una pulizia più accurata.

Io ci provo!
Sono fiduciosa!
Detox sto arrivando!

Annunci

Maria Montessori, una vita per i bambini

In questi giorni mi sono goduta in streaming la mini serie mandata in onda qualche anno fa su Mediaset dedicata a Maria Montessori.
Interpretata benissimo da Paola Cortellesi, narra la vita della nostra più famosa educatrice e pedagogista.
La serie inizia con Maria che accompagnata dalla madre ( una donna eccezionale) e dal padre si reca alla prima lezione all’università. Nulla di strano se non il fatto che la Facoltà di Medicina era allora preclusa alle donne.
La vita accademica infatti non sarà facile per Maria che comunque riesce a laurearsi brillantemente.
La serie è ovviamente molto romanzata e le vicende legate alla storia d’amore con il Professor Montesano, la gravidanza e la nascita di Mario che verrà tolto subito alle cure della madre è molto enfatizzata anche se indubbiamente si tratta di eventi che hanno portato a dei cambiamenti rilevanti nella vita di Maria Montessori.
Le parti che mi sono piaciute di più sono state quelle legate all’interazione di Maria con i bambini.
Come quando entra per la prima volta nell’aula dove si trovano i bambini che, portati via dal manicomio dove si trovavano ( quindi senza nessuna speranza di crescita e di educazione) vengono trasferiti in una clinica psichiatrica dell’Università di Roma. I bambini sono tristi, immobili, privi di stimoli in quell’aula vuota e grigia e Maria li porta fuori nel giardino mentre piove e li osserva mentre sguazzano nelle pozzanghere e “assaporano” le gocce di pioggia come se si sentissero vivi per la prima volta.
E poi ancora quando Luigi, un ragazzino a cui è particolarmente legata, riesce a scrivere Maria con le lettere mobili, disegnate e tagliate personalmente dalla stessa Montessori.
La sua carriera scientifica ha un enorme successo, le “case dei bambini” vengono fondate in Italia, in Europa e negli Stati Uniti e il suo metodo pedagogico, come sappiamo, si afferma in tutto il mondo.
Una frase mi ha fatto riflettere.
Quando Maria porta tutti i suoi bambini, chiamati ” anormali” all’esame di quinta elementare e tutti vengono promossi, il preside della scuola si chiede” Come è possibilie che siano stati tutti promossi e siano più bravi dei bambini normali?”. A questa domanda Maria risponde ” Il problema non è il lavoro che ho fatto io con i bambini anormali, ma quello che avete fatto voi con i bambini normali”.
Il metodo Montessori parte dall’importante idea di far apprendere i bambini sperimentando concretamente i concetti e lasciando il bambino libero di scegliere cosa imparare. L’educatore accompagnerà il bambino in questo viaggio di scoperta.
Un altro elemento importante e nella serie viene messo in risalto è che l’ambiente deve essere a misura di bambino.
Quando nella prima casa dei bambini i banchi sono ancora quelli “di vecchio stampo”, Maria con l’aiuto degli stessi bambini e dei genitori costruisce tavolini bassi, piccoli lavandini, mobili in cui i bambini stessi ripongono e prendono le stoviglie che non sono di plastica ma di ceramica perchè ” se un piatto cade e si rompe il bambino imparerà da solo ad avere più cura”.

Questa mini serie mi è piaciuta tantissimo, mi sono ovviamente commossa in più punti, e ne consiglio caldamente la visione.

A proposito di Metodo Montessori, un paio di settimane fa è arrivato l’ultimo libro di Claudia Porta

Con il suo linguaggio semplice e comprensibile Claudia ci porta alla scoperta del Metodo Montessori e propone attività da fare con i bambini da 3 a 6 anni.
Le attività vanno da quelle sensoriali come smistare gli oggetti o riconoscere gli odori a quelle di vita pratica ( che mi piacciono tantissimo) come maneggiare le posate o imparare ad usare le forbici e ancora il famoso alfabeto mobile e la scatola dei suoni e altre interessantissime.

Quando c’è l’amore c’è tutto!

neve-112

C’è una frase che non mi è mai piaciuta e che ultimamente mi dà proprio sui nervi.
La frase è “Quando c’è la salute c’è tutto”
Che bella scoperta!
A tutti piacerebbe stare sempre bene e non avere mai problemi di salute.
A tutti piacerebbe che i propri cari non avessero mai problemi di salute.

Domenica sera mio padre è stato male per l’ennesima volta.
Attacchi ischemici transitori o crisi epilettiche focali ormai nemmeno i neurologi che lo seguono capiscono di che tipo di attacchi si tratti.
Ai primi sintomi della crisi mia madre mia ha chiamato e io sono corsa da lui, come sempre.
Mi sono seduta accanto a lui, gli ho preso la mano, e ho cercato di tranquillizzarlo dicendo che come sempre bisogna solo aspettare che la crisi passi.
Certo, io gli dico tutto questo, consapevole del fatto che prima o poi gli verrà l’attacco che lo porterà via o lo lascerà lì in qualche modo.
Ora vi voglio raccontare la sua storia clinica. Non voglio annoiarvi ma farvi capire il perchè non sopporto la famosa frase.

Era il 1994 quando a mio padre fu diagnostica una leucemia linfatica acuta.
E’ iniziato tutto con un mal di schiena strano e curato dal suo medico  per ben tre mesi come artrite.
Una sera i dolori erano così lancinanti che mio padre ha strappato letteralmente i vestiti di mia madre aggrappandosi a lei.
Corsa al Pronto Soccorso e dopo settimane di ricerche la diagnosi.
Cicli di chemioterapia, un autotrapianto in trasferta ( due mesi al ospedale San Martino di Genova) e altri cicli di radioterapia.
La malattia è stata sconfitta lasciando a mio padre un fisico estremamente fragile.
Nel 1998 l’ictus che gli ha lasciato in eredità quelli che appunto vengono chiamati attacchi ischemici transitori che ultimamente sono stati riconosciuti ( forse ) come crisi epilettiche focali.
Coperto con antiaggreganti e antiepilettici che evidentemente non sono più efficaci nel dosaggio che andrà ritoccato.
In seguito ad alcuni accertamenti si è scoperto che mio padre quando dorme va in apnea circa 300 volte per notte. Cosa che aggrava ulteriormente la situazione.
Da alcuni anni dorme ( parola grossa) con una fastidiosa mascherina che gli consente di apportare la giusta ossigenazione al cervello.
Due anni fa l’infarto che gli ha dato il colpo di grazia.
Potrei elencarvi altre cose ma mi fermo qui.
Allora facciamo una botta di conti… dal 1994 ad oggi sono… 22 anni.
22 anni di preoccupazioni.
22 anni di esami, controlli, diagnosi, accertamenti.
22 anni! Non 22 mesi o 22 settimane!
22 anni di … non salute.
Allora… in questi 22 anni visto che non c’è stata la salute non c’è stato niente?
Non è affatto vero!
Sono stati 22 anni di un amore grande, quello per mio padre, persona non perfetta, come tutte, ma ovviamente per me un grande uomo.
Sono stati 22 anni in cui mia madre, piccola, fragile di suo, ha tirato fuori tutta la sua forza e ha curato mio padre ( “le crisi non le posso curare, ma pensare ad una alimentazione sana e bilanciata quello si” e Dio solo sa quanto questo l’ha aiutato).
Sono stati 22 anni vissuti intensamente, in cui anche il più piccolo gesto ha assunto un significato particolare e prezioso.
Sono stati facili questi 22 anni? No! Decisamente no!
Ci sono stati momenti di tensione, di sbrocco ( come si suol dire) ma ci sono stati!
E questa è la cosa importante!

Ora prendiamo l’esempio di una giovane coppia che aspetta un bambino e scopre che questo bambino ha una malattia rarissima che sicuramente non gli consentirà di condurre una vita “normale” ( è una brutta parola ma passatemela).
Che cosa faranno questi genitori, consapevoli che fin dall’inizio della formazione della loro famiglia nulla sarà come si erano aspettati?
Faranno l’unica cosa saggia da fare: circondare il loro bambino di amore.
A questo proposito vi lascio il link ad un blog bellissimo, quello di Lisa Leonard che racconta la loro vita in compagnia della Sindrome di Cornelia de Lange.

La malattia fa paura, è vero!
Ma quando c’è va trattata come una compagna di viaggio, decisamente invadente, lottando perchè ad un certo punto prenda una direzione diversa dalla nostra.
Un esempio di questo ce lo ha dato Francesca Del Rosso, in arte Wondi.
Wondi ieri ha perso la sua battaglia contro il cancro ( l’ho saputo grazie a Claudia Porta e al suo Video-calendario dell’Avvento), ma nei sei anni in cui sono stati insieme, lei lo ha affrontato con il sorriso, con la voglia di aggrapparsi alla vita a tutti i costi e soprattutto con una forza che nasceva dal grande amore della sua famiglia e dei suoi amici, per la sua famiglia e per i suoi amici (e anche per il suo lavoro).
E’ vero! Il cancro non ha preso un’altra direzione, ma lei non gli ha dato la soddisfazione di sconvolgere la sua vita.
Un grande esempio.

Allora cambiamo frase ragazzi!
Sulla salute noi possiamo lavorarci relativamente ( quando alcune cose accadono, accadono e basta) ma sull’amore possiamo lavorarci e davvero tanto!

Lo Yoga è gioia

20160507_163820

Se dovessi riassumere con una frase la mia esperienza di sabato allo Yoga Festival Bimbi userei proprio questa frase:
“LO YOGA E’ GIOIA”.
Si! Sabato e domenica presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano si è tenuta la prima edizione della versione “baby” dello Yoga Festival.
Io avevo proprio voglia di vedere bambini che giocavano, che si muovevano, che disegnavano, che respiravano.
Avevo anche voglia di rivedere insegnanti con cui ho avuto di privilegio di formarmi come Emina Cevro Vukovic che ha tenuto una conferenza molto interessante sul tema “Yoga in famiglia”.
Il genitore che pratica yoga ha una marcia in più, dice Emina.

Lo yoga insegna infatti ad adattarsi ai tempi dei bambini che sono più lunghi rispetto a quelli degli adulti. Spesso noi adulti ci spazientiamo quando vediamo un bambino che ci mette due secoli ad infilarsi due calzini ( magari al mattino quando si deve uscire per andare al lavoro, a scuola ecc…). Praticare yoga significa affinare il senso della lentezza e quindi riuscire ad entrare più in empatia con i nostri piccoli e i loro ritmi.
Praticare yoga significa anche coltivare valori importanti che possiamo poi trasmettere ai nostri figli.
Praticare yoga significa essere consapevoli che il nostro è un cammino in continua evoluzione, ne più ne meno di quello dei nostri piccoli. Questo ci avvicina ancora di più a loro.
Ecco perchè, seguendo alcune indicazioni pratiche di Emina, quando pratichiamo con i bambini non dovremmo mai metterci in una posizione frontale ma vicini, affiancati. Tutti stiamo imparando. Tutti stiamo crescendo.
E poi praticare in modo gioioso.
Questo è l’esempio più importante che possiamo dare ai piccoli.
Emina ha presentato anche il suo libro…

IMG_6141

Ho partecipato con piacere a questo festival dello yoga anche perchè avevo voglia di conoscere di persona, dopo sei anni di interazione via blog e mail, Claudia Porta, la mia guru-blogger.
E’ simpaticissima e solare! Una vera forza! E poi era accompagnata dalla sua bambina, Chiara, che è uno spasso di bambina!

20160507_163628

Claudia ha tenuto una conferenza dal titolo “Mindfullness per genitori“.
Io ho acquistato l’e-book e presto ve ne parlerò sul blog perchè è davvero illuminante.
Quello che Claudia ha voluto davvero mettere in risalto è ancora una volta il principio yogico del “qui e ora”. Del resto mindfullness significa “consapevolezza” e significa vivere il momento. Sempre. Anche perchè come dice Claudia: ” la paura appartiene al passato, l’ansia appartiene al futuro, il rimedio appartiene al presente”.

Ho condiviso quest’esperienza con Daniela, una sua amica e le loro cucciole.
Così mi sono intrufolata alla lezione di Claudia ispirata al suo libro…

IMG_6142

… da notare la dedica…

IMG_6143

20160507_163820

Ho visto visini gioiosi, felici e sereni e ho visto gioia e serenità anche sul volto delle mamme e dei papà presenti.

Si, lo yoga è sicuramente tante cose.
Ma è prima di tutto GIOIA!

… special gifts…

Nel suo video-calendario dell’Avvento, Claudia Porta, qualche giorno fa, parlava del saper imparare a ricevere e accennava anche al fatto che alcune persone si sentono in imbarazzo quando ricevono dei complimenti o dei regali, perchè magari pensano di non meritarli.
Riflettevo su questa cosa ed ero d’accordissimo con ciò che suggeriva Claudia e pensando a me stessa sono giunta alla conclusione che questa caratteristica a onor del vero non mi appartiene.
Voglio dire che quando qualcuno mi fa un complimento o un regalo io non penso di non meritarli, ma ringrazio e penso che a quella persona ha fatto piacere farmeli.
Non mi viene in mente di dire: “Ma no! Non dovevi!”.
Ricevere complimenti e regali mi piace, mi fa sentire bene ( a qualcuno potrebbe sembrare un modo per alimentare il mio ego, soprattutto rispetto ai complimenti, ma non è così!) perchè significa che ho lasciato un segno positivo nella vita di quella persona.
Del resto per quanto riguarda i regali, io stessa sono quella che li fa anche se non c’è un’occasione particolare, ma perchè penso ad una persona e provo per lei simpatia, gratitudine, affetto e quello è il mio modo di manifestarlo.
Solitamente i miei regali sono libri o qualcosa fatto da me. In entrambi i casi il regalo non è fatto a caso ma pensando a quella determinata persona.
Va da sè che mi piace anche molto ricevere come regali libri o qualcosa di fatto a mano.
Non voglio assolutamente togliere valore agli altri regali, se fatti con il cuore ovviamente, ma una creazione chiamiamola artigianale, mi colpisce sempre molto.
Come nel caso dei due regali che ho ricevuto in questi ultimi giorni.
Vi ho già parlato della mia amica Giuliana.
Lei è anche una mia allieva. Costante e appassionata.
Ecco che cosa ha creato per me…

IMG_5413

Inutile dire che questo regalo unico e speciale ha trovato immediatamente posto nelle mia mensolina yogica…

IMG_5411

IMG_5414

Ma la cosa bella è che Giuliana rende tutto davvero speciale … anche il sacchetto in cui era contenuto il regalo, che diventa anch’esso un regalo…

IMG_5416

IMG_5415

Io non so lavorare a maglia ma mi piacciono da morire i maglioni fatti a mano.
Da tempo desideravo un maglione di lana azzurro.
Una mattina mia madre mi fa un’improvvisata e mi dice: “Usciamo a comprare la lana per il tuo maglione azzurro!”.
Ecco il fantastico risultato…

IMG_5409

IMG_5410

Caldo, avvolgente e soprattutto fatto con amore!
Devo assolutamente imparare!

In conclusione impariamo a dire grazie con il cuore per i complimenti e i regali fatti con il cuore!

Buona antivigilia, friends!