Il nostro 5X1000

Anche quest’anno il occasione della Dichiarazione dei Redditi siamo invitati a devolvere il 5X1000 ad una onlus di nostra scelta.
Anche quest’anno noi devolveremo il nostro 5X1000 all’AID ( Associazione Italiana Dislessia).
Perchè?
Ovviamente perchè la nostra avventura scolastica ha avuto come compagna di viaggio la dislessia e perchè grazie alle informazioni acquisite dal sito, dalle pubblicazioni e dagli eventi il nostro percorso si è rivelato più facile e più sereno.

In Italia si stima che ci siano almeno 1.900.000 persone con dislessia evolutiva.
Le storie che raccontano i ragazzi dislessici diventati adulti sottolineano la frustrazione derivante dalla mancata identificazione del problema al momento giusto.
L’Associazione Italiana Dislessia, in collaborazione con le istituzioni e con i servizi che si occupano dello sviluppo e dell’educazione dei bambini, ha lo scopo di fare crescere la consapevolezza e la sensibilità verso questo disturbo.
I soci AID sono i genitori e i familiari dei bambini dislessici, i dislessici adulti, medici, psicologi, logopedisti e insegnanti.

Ecco perchè noi sosteniamo l’AID!

Ecco alcune indicazioni dal sito

Il Codice Fiscale di AID è 04344650371

Scegli di sostenere l’associazione per aiutare i bambini dislessici e le loro famiglie, sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, promuovere la ricerca e la formazione specifica.
Il 5×1000 non è una tassa aggiuntiva, ma una piccola quota delle imposte a cui lo Stato rinuncia per permettere ai Cittadini di sostenere un’associazione.

COME DEVOLVERE IL TUO 5×1000 AD AID
Compila la scheda sul modello 730 o Unico;
Firma nel riquadro indicato come “Sostegno del Volontariato e delle altre Organizzazioni non lucrative di utilità sociale e delle Associazioni di Promozione Sociale”;
Indica nel riquadro il codice fiscale di AID: 04344650371

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DSA: l’importanza del Piano Didattico Personalizzato

Il primo anno di scuola secondaria di primo grado di Matilde è trascorso e si è concluso serenamente e dando a noi ma in primis a Matilde stessa tante soddisfazioni sia sul piano del raggiungimento degli obiettivi formativi che dal punto di vista delle esperienze di relazione con docenti e compagni di classe.
Rispetto agli obiettivi formativi ha giocato un ruolo fondamentale la redazione e l’applicazione ( soprattutto ) del Piano Didattico Personalizzato.
Un Piano didattico Personalizzato che quindi è stato formulato a misura di Matilde.
Questo ha significato anche che alcuni strumenti dispensativi non sono stati richiesti da noi, come la riduzione dei compiti a casa o le interrogazioni programmate. Questi infatti sono aspetti che riguardano la programmazione e l’organizzazione dello studio che Matilde non ha problemi a gestire.
L’inserimento dell’utilizzo del p.c. per i lavori di produzione scritta e delle tabelle e mappe è stato importantissimo.
Ma vediamo che cos’è esattamente il P.D.P.

Il PDP è un documento che deve essere scritto dagli insegnanti, dopo essersi confrontati con gli specialisti che seguono l’allievo e i genitori.
Lo scopo di questo documento è di dichiarare quali sono le strategie e gli strumenti che la scuola intende mettere in atto per meglio favorire l’apprendimento dello studente. Questo senza modificare i contenuti del programma scolastico, che rimangono gli stessi della classe. In particolare nelle linee guida che accompagnano la Legge 170/2010 si dichiara che il PDP deve contenere:

1. I dati anagrafici dell’alunno.
2. Tipologia di disturbo.
3. Attività didattiche individualizzate.
4. Attività didattiche personalizzate.
5. Strumenti compensativi utilizzati.
6. Misure dispensative adottate.
7. Forme di verifica e valutazione personalizzate.

Il PDP è un “contratto” condiviso tra Docenti, Istituzioni Scolastiche, Istituzioni Socio-Sanitarie e Famiglia per individuare e organizzare un percorso personalizzato, nel quale devono essere definiti tutti i supporti e le strategie che possono portare alla realizzazione del successo scolastico degli alunni DSA.
Si tratta quindi di un progetto educativo e didattico personalizzato cioà di un intervento commisurato alle potenzialità dell’alunno, che rispetti i suoi tempi di apprendimento e che ne valuti i progressi rispetto alle abilità di partenza.

Il PDP compilato va dato in copia alla famiglia, accompagnato eventualmente da lettera protocollata.
Questo documenti, che verrà anche firmato dalla famiglia, potrà essere verificato e modificato nel corso dell’anno scolastico, a garanzia che quanto previsto nel documento sia effettivamente efficace.
Il PDP è uno strumento utile e costruttivo, che, se opportunamente interpretato e utilizzato nell’impostazione di metodologie didattiche, oltre a permettere l’apprendimento degli studenti con DSA, ha una ricaduta positiva sull’intero gruppo-classe.
Il PDP è un documento che la scuola deve predisporre entro il primo trimestre scolastico; se però la vostra scuola non si è attivata pre predisporlo, potete fare una richiesta scritta al Dirigente scolastico per la sua stesura.

Fonte: Guida alla dislessia per genitori ( Associazione Italiana Dislessia )

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I compiti non vanno in vacanza

Così recita il settimo capitolo del libro ” DSA E COMPITI A CASA” – iMateriali Erickson.

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I compiti delle vacanze sono forse primi nella classifica delle attività meno gradite e ritenute ingiuste dagli studenti. Il costrutto di inutilità nasce proprio dal fatto che i ragazzi rivendichino il diritto al riposo, lamentino la non correzione da parte degli insegnanti a settembre o si sentano nel piccolo gruppo di coloro che eseguono gli esercizi, circondati dal girone più grande degli impuniti. Di fatto dal nostro punto di vista, hanno invece una caratteristica di utilità che nasce proprio dalla loro peculiarità: per definizione, vengono svolti in vacanza.
Gli studenti in genere, e quelli con disturbo specifico a maggior ragione, durante l’anno scolastico sono spesso in rincorsa, per cercare di conciliare gli impegni con le interrogazioni da preparare e gli esercizi da terminare. Diventa difficile poter dedicare del tempo al miglioramento di una difficoltà o allo sviluppo di una maggiore autonomia, perchè viene data la precedenza al risultato “economico”: raggiungere la sufficienza nelle verifiche e non prendere note per dimenticanze. Così come è difficile abbandonare abitudini consolidate, anche se non vantaggiose, per paura di un fallimento prestazionale.
L’inizio delle vacanze estive deve essere considerato al pari di un capodanno: si fa un bilancio dell’anno scolastico vecchio e si fanno i propositi per quello nuovo. Il punto di partenza è un’analisi parallela che individui tra lel attività assegnate per compito quelle che favoriscono la promozione delle competenze da sviluppare.”

Non posso che essere totalmente d’accordo con quello che asserisce il testo.
Per noi le vacanze sono sempre state oltre ad un periodo in cui finalmente si potevano fare molte attività insieme anche un tempo prezioso per rivedere gli argomenti che durante l’anno non erano stati capiti chiaramente che, come è nel nostro stile, abbiamo quindi consolidato attraverso giochi, letture, film, viaggi ecc…
L’estate è un periodo preziosissimo perchè in tre mesi il lavoro sui compiti può essere organizzato al meglio e parlo di una vera e propria pianificazione scritta che tiene conto dei giorni di piena vacanza in cui ci si riposerà per poi suddividere il lavoro in modo da non impazzire e nemmeno da arrivare ad una settimana dall’inizio della scuola con ancora una mole enorme di “pagine e esercizi”.
Noi quest’estate affrontiamo i primi compiti delle medie che sono effettivamente molto numerosi ( Matilde ha compiti praticamente in tutte le materie tranne Ed. Motoria) e questo esigerà un’organizzazione più …. “organizzata”!.

Il testo propone ai ragazzi una scheda che invoglia i ragazzi a riflettere sulle difficoltà che hanno avuto durante l’anno e questo significa lanciare una sfida che porta nella direzione del miglioramento.
Matilde, per esempio, ha già individuato in alcuni argomenti di geometria ( poligoni ) i punti su cui sicuramente ci soffermeremo un po’ di più.
L’estate è il momento migliore per modificare ciò che durante l’anno si è rivelato poco adatto ( ma che non aveva senso cambiare allora).
Per esempio le nostre mappe concettuali esigono un cambiamento nella direzione della schematizzazione in modo che possano diventare sempre più un supporto in sede di ripasso. Cominceremo ad attuarle con l’ultimo capitolo di storia che i ragazzi non hanno terminato a scuola ed è stato assegnato per le vacanze.
Tutto questo non significa che verrà ignorato ciò che invece ha funzionato perfettamente e che ha dato tante soddisfazioni a Matilde durante l’anno, come per esempio lo studio della musica. Continuerà a suonare, comporre e cantare!

Io consiglio la lettura di questo testo a tutti i genitori alle prese con i compiti, e non solo quelli assegnati durante le vacanze. E lo consiglio non solo ai genitori di bambini con DSA perchè le strategie proposte sono valide davvero per tutti.

Questo post partecipa all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma.

Il genio creativo nei bambini dislessici

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Ne parla Rossella Grenci, logopedista e ricercatrice nel suo libro ” Le aquile sono nate per volare”, un testo di cui consiglio caldamente la lettura non solo a chi sta vivendo l’avventura faticosa e al tempo stesso affascinante della dislessia ma a tutti coloro che vogliono capire che cosa c’è dietro quella che viene definita la “disabilità invisibile” e che con gli opportuni interventi può trasformarsi in una risorsa visibile e concreta.
Rossella Grenci è ormai il mio guru in fatto di DSA e sono onorata e fiera di aver dato un piccolo contributo alla realizzazione di un opuscolo “Dire, fare, pensare con i DSA” edito dalla Pearson.
Ma che cos’è la creatività?
Secondo Howard Gardner studioso dei processi creativi e ideatore della teoria delle intelligenze multiple, la creatività nasce da un’affinità, quindi una sintonia emotiva con qualcosa. Una specie di innamoramento.
Albert Einstein era solito affermare che lui non aveva talenti particolari, ma aveva solo una curiosità appassionata.
Questa curiosità appassionata porta alla creazione di qualcosa di nuovo, che lascia il segno.
E questo percorso passa anche e soprattutto attraverso l’errore, una realtà con la quale i dislessici sono più abituati ad avere a che fare. Ma sbagliare non significa essere sconfitti, significa semplicemente fare più tentativi per raggiungere l’obiettivo. E quanta creatività ci può essere in tutti quei tentativi! Quante strade parallele si possono imboccare grazie ai tentativi. Ricordiamo che Leonardo Da vinci contemporaneamente seguiva progetti di architettura, pittura, urbanistica, scienza e ingegneria.
E poi c’è l’immaginazione. Un’immagine mentale è un’imitazione interiore che può portare a creazioni straordinarie.
Lo scienziato preferito di Matilde è Nicolai Tesla, guarda caso dislessico.
Tesla, inventore della lampada fluorescente, del generatore ad alto voltaggio e dell’elettricità ad alto voltaggio, aveva la straordinaria capacità di progettare le macchine nella sua mente. Egli creava delle immagini nitide, precise, dettagliate e sempre mentalmente applicava le sue ipotesi. Nella sua mente, con immagini tridimensionali, faceva funzionare i meccanismi che stavano alla base delle sue macchine e le sue invenzioni hanno sempre funzionato.
Concludo con la presentazione del libro del Prof. Maurizio Maurizi, Direttore dell’Istituto di Clinica Otorinolaringoiatrica e Presidente del Corso di Laurea in Logopedia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma per convincervi ad acquistarlo, a conservarlo, a leggerlo e a rileggerlo.
“Un aspetto importante, spesso trascurato dei bambini dislessici è la creatività. Frequentemente etichettati come svogliati, distratti, disattenti, sono invece, da quanto si evince dalle biografie dei dislessici famosi riportate in queste pagine, diversamente abili, cioè dotati di straordinarie potenzialità. Pertanto la connessione tra dislessia e creatività, che si deduce da numerosi lavori scientifici, non è da intendersi riduttivamente quale ricerca di successo compensatorio in altri campi, ma come risultato di una differente attivazione neuronale nell’emisfero cerebrale destro che controlla le funzioni spaziali, olistiche e sintetiche. Il titolo dell’ opera Le aquile sono nate per volare non è casuale. I classici metodi di insegnamento non rispettano la natura dei dislessici che si vedono costretti in quelli che dovrebbero essere gli anni più belli della loro vita, a seguire percorsi di apprendimento che non danno loro la possibilità di brillare neanche nelle discipline nelle quali sarebbero naturalmente dotati. In altre parole, guardando solo alle loro difficoltà, si finisce per trascurare e soffocare la loro genialità.
Il bravo insegnante deve saper comprendere la dislessia e prevedere esperienze di apprendimento alternative che, avvalendosi della multisensorialità e della multimodalità, permettano al bambino dislessico di spiccare il volo.
E’ davvero auspicabile che il pregevole sforzo compiuto dall’autrice per far emergere l’enorme carico di potenzialità contenuto nella dislessia, incontri il favore e l’accoglienza che merita tra tutti gli operatori del settore”.

Questo post partecipa all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma