Le carte Yoga Ratna

Quando nel 2008 ho maturato la decisione di intraprendere un corso di formazione per l’ insegnamento dello yoga avevo pensato di seguire la Scuola di formazione Yoga Ratna della maestra Gabriella Cella.
Il suo libro, “Il gioiello dello yoga” è stato uno dei primi che ho acquistato e mi aveva immediatamente conquistato l’amore per il simbolo, per una pratica che fosse in linea con l’andamento delle stagioni e la connessione della pratica con i cinque elementi ( terra, acqua, aria, fuoco ed etere).
Purtroppo non mi è stato possibile.
Era il periodo in cui la mia piccola Matilde, catapultata alla scuola primaria, soffriva tantissimo anche a causa delle difficoltà che poi si sono rivelate essere Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Non me la sono sentita di rimanere impegnata per quattro anni ( la durata del corso di formazione) e rimanere fuori casa e in un’altra città ( Piacenza) un fine settimana al mese.
Così ho cercato possibilità a Milano e dopo numerose telefonate e mail a vari centri e scuole di formazione ho optato per l’Isyco ( Istituto per lo studio dello yoga e delle culture orientali) che mi permetteva di avere anche una formazione approfondita dal punto di vista culturale e filosofico ( uno dei docenti è il Professor Stefano Piano, storico delle religioni, orientalista e indologo).
Si è rivelata una scelta felice, anche perchè la docente di asana e didattica era Lorenza Ferraguti, che mi ha trasmesso l’amore e la passione per il metodo Satyananda che come ho già avuto modo di scrivere sul blog è il metodo che pratico e che cerco di trasmettere a mia volta.
Ma lo Yoga Ratna mi è sempre rimasto nel cuore e nel corso degli anni ho acquistato parecchi libri della maestra Cella e mi propongo prima o poi di partecipare ad un suo seminario, magari nell’Ashram Surya Chandra a Caselasca di Bettola, praticamente ad un tiro di schioppo dal luogo in cui trascorriamo le nostre ferie sulle colline piacentine.
L’anno scorso poi mi sono imbattuta in un blog di una sua allieva, Sonia Squilloni, che oltre ad essere insegnante di yoga è una grafica creativa che… crea delle meraviglie.
Come per esempio le magliette dedicate ai chakra ( quella di quest’anno è dedicata a Svadhisthana), il poster yoga ratna ( che è stato progetto della sua tesi alla conclusione del corso di formazione) e le carte yoga ratna.
Come potevo non acquistare queste meravigliose carte (oltre alle magliette)?
Si tratta di un mazzo di 54 carte che comprendono ovviamente le posizioni ma anche le carte dei Maha Chakra e 10 carte Yama e Niyama.
Non vi descrivo come si utilizzano le carte, perchè son sicura che le acquisterete e le vedrete arrivare a casa in un grazioso sacchettino e con un piccolo fascicolo con tutte le spiegazioni.
Vi dico soltanto che si riveleranno uno strumento prezioso per personalizzare la vostra pratica.
Come le utilizzerò io?
La prossima sarà l’ultima settimana di lezioni prima della pausa estiva per me e le mie allieve e così ho pensato di proporre loro una pratica proprio ispirata alle carte.
Una pratica in cui lavoreremo su tutti i chakra…

Visto il caldo sarà una pratica tranquilla, che si conclude con il respiro del sole e della luna, equilibrante e calmante.
Ho abbinato la carta di Ahimsa, la non violenza…

Non essere violenti con se stessi o gli altri, eliminare odio e paura, le vere cause della violenza, per ricercare l’amore universale incondizionato.

Come si traduce ahimsa nella pratica dello Hatha Yoga?

Nella tua pratica non soffrire, non forzare oltre i limiti il tuo corpo

Lo yoga finisce dove inizia il dolore e la fatica
Gabriella Cella

#oneasanaday: urdhva dhanurasana

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Questa posizione, chiamata anche Setuasana ( posizione del ponte) è incredibilmente benefica.
Rafforza la capacità respiratoria e massaggia il cuore. Rafforza le braccia e le gambe.
Con l’atrosi cervicale si può evitare di portare il capo all’indietro.

Esecuzione:
seduti a terra, piegare le ginocchia, divaricare i piedi come la misura delle spalle e appoggiarli bene al suolo mantenendo una distanza di una trentina di cm dal tallone al bacino. Appoggiare le mani a terra dietro il bacino anche queste a una distanza di circa trenta cm dai glutei.
Inspirando profondamente sollevare il busto per formare una linea dritta dalle ginocchia alle spalle.
Espirando, lasciar scendere il capo all’indietro. Respirare regolarmente.

Setu è il ponte; in quest’asana il corpo assume la forma di un ponte che unisce tre elementi: la terra su cui poggia, l’acqua su cui passa e l’aria che attraversa.
( dal libro Yoga-L’armonia delle sequenze di Gabriella Cella Al Chamali)

Per lo yoga-challenge de “La casa nella prateria

Yoga: perchè i nomi sanscriti

Durante le mie lezioni mi piace ogni tanto riferirmi agli asana prima con il loro nome sanscrito e poi in italiano.
Lo faccio perchè mi piace l’idea di rendere onore alla lingua della yoga. Mi sembra un segno di rispetto.
I nomi attribuiti agli asana hanno un valore simbolico ed è bello, secondo me, poter conoscere qualcosa di più di questo valore.
Ecco cosa dice a tal proposito Gabriella Cella Al Chamali :
” Il nome indica il messaggio simbolico che lo yoghin ha voluto trasmettere, per questo in ogni disciplina orientale viene sempre mantenuta intatta la terminologia ortodossa. Nell’Hatha Yoga sono tante le modificazioni terminologiche apportate nel tempo, sia dall’occidente che dall’India stessa, che hanno sviluppato certamente una personale conoscenza, che arricchisce ma che rischia di allontanare il cultore dello Yoga dal messaggio simbolico originale, a meno che le modificazioni e gli adattamenti non ricalchino comunque sempre un concetto di affinità e relazione tra effetti fisici, psichici e simbolici. In linea di massima è perciò fondamentale attenersi ai nomi originali degli asana ( le posture ), dei Pranayama ( le respirazioni), dei Kriya (le purificazioni) e delle mudra ( i gesti) che ci indicano il vero messaggio simbolico che lo yoga vuole trasmettere. Ogni esercizio Yoga ha un nome preciso che indica che cosa bisogna rappresentare o, meglio ancora, cosa si vuole “diventare”, perchè lo scopo è far si che il cultore yoga “diventi” ciò che rappresenta, sperimentando così i vari aspetti dell’essere.
Naturalmente al simbolo sono legati gli effetti fisici e psichici che si ottengono dall’esecuzione degli esercizi: lo Yoga ci ricorda sempre che non esiste nessuna separazione tra il corpo e la mente, così che è possibile far integrare la mente attraverso il corpo e viceversa.
Come esempio pratico vediamo Garudasana, la posizione dell’aquila e vediamola sotto tutti gli aspetti.
Garuda è, nella mitologia indiana, il primo degli animali divinizzati. E’ un grande simbolo perchè rappresenta la cavalcatura ( Vahana ) del dio Vishnu, il preservatore della vita, colui che sostiene sulle spalle il mondo, ed essa preserva la vita dell’uomo uccidendo serpenti e scorpioni. A Rishikesh io stessa ho visto un Sadhu ( uno yoghin itinerante) far eseguire la posizione dell’aquila ad un ragazzo morso da un serpente, mentre lui intonava un Mantra sanscrito, che tradotto significa: ” Om Garuda, sconfiggi i suoi nemici, calpesta la malattia e il veleno che minacciano di entrare in lui”.
La posizione dell’aquila aumenta la forza fisica, tonifica gli organi interni dell’addome, massaggia e drena il fegato e la milza.
Vediamo che i nomi degli asana non sono stati posti a caso, ma con un preciso intento di “diventare” il più fedelmente possibile tutti gli aspetti dell’animale, dell’oggetto o della divinità a cui l’asana stesso è stato dedicato.

dal libro ” Yoga – L’armonia dell sequenze”.

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