Oratorio estivo 2018: All’opera ( secondo il suo disegno)

Eh si! La scuola volge inesorabilmente al termine ( ieri pomeriggio c’è stata l’ultima assemblea di classe al liceo di Matilde con saluto ai docenti visto che nel triennio cambieranno praticamente tutti!) e fervono i preparativi per l’oratorio estivo.
Come di consueto noi siamo tutti impegnati: Matilde, promossa capitano di una squadra, come animatrice; Luca che si è preso due settimane di ferie per dare una mano in cucina e durante le gite ed io riprendo, dopo due anni di riposo, il mio laboratorio creativo ( ne parlavo qui).
Che cosa rappresenta per me l’oratorio estivo?
E’ sicuramente una forma di karma yoga, lo yoga dell’azione disinteressata.
E’ sicuramente volontariato ma con un ritorno importante in termini di entusiasmo da parte dei bambini, di respiro di sollievo da parte del nostro parroco, oberato di pensieri e preoccupazioni.
Mi piace! Mi è sempre piaciuto!
In occasione dell’oratorio estivo emerge prepotente quella voglia di lavorare con i bambini, di ascoltarli, di vederli muovere quelle manine a volte svelte svelte, a volte un po’ impacciate, di osservare i loro volti concentrati sul progetto che li sta impegnando.
Io credo che educatori, insegnanti, animatori e tutti coloro che per lavoro o per volontariato appunto trascorrono del tempo con i bambini siano dei privilegiati.
Il mondo dei bambini è quanto di più ricco ed entusiasmante che ci possa essere. Continua a leggere “Oratorio estivo 2018: All’opera ( secondo il suo disegno)”

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Il mio karma yoga… quanta strada ancora….

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“Un karma yogi non dovrebbe perdere tempo ma fare il suo lavoro adesso. La procrastinazione è il nemico più grande di un karma yogi.
Un karma yogi dovrebbe avere coraggio, pazienza e perseveranza. Anche se fallisce venti volte, dovrebbe ancorarsi al suo lavoro con determinazione, tenacità e volontà di ferro.
Un karma yogi dovrebbe essere in grado di muoversi e mischiarsi con tutti senza distinzione di casta, credo e colore. Dovrebbe avere una perfetta adattabilità, essere comprensivo e tollerante.
Un karma yogi deve disciplinarsi, controllare la mente, controllare i sensi e bruciare il suo egoismo alla radice.
Un karma yogi dovrebbe avere un cuore omnicomprensivo e una mente ferma e bilanciata.
Un karma yogi deve uscire dal circolo vizioso dell’egoismo e sviluppare una visione più ampia e atmabhava, il sentimento di unione con tutti.
Un karma yogi dovrebbe assolutamente essere senza paura. Una persona timida non è adatta per il karma yoga”

Swami Sivananda Saraswati

Il Karma yoga è lo yoga dell’azione, è una meditazione attraverso l’azione ed è uno dei quattro sentieri per raggiungere la piena comprensione del sè e l’unione con Dio insieme a Jnana yoga, Bhakti yoga e Raja yoga ( che comprende l’Hatha yoga).
Leggo e rileggo le caratteristiche elencate da Sivananda e mi rendo conto di quanta strada io debba ancora fare .
Il punto che mi manda più in crisi e su cui devo lavorare davvero molto è proprio il primo.
“Un karma yogi non dovrebbe perdere tempo ma fare il suo lavoro adesso. La procrastinazione è il nemico più grande…”
Quante volte, specialmente negli ultimi tempi mi sono detta: ” Ma si! Questo lo faccio domani!” ” No, adesso sono troppo stanca” ecc…
Il risultato è una grande frustrazione che nasce dalla consapevolezza innanzitutto di non aver fatto quello che considero il mio dovere ( casalingo, familiare) e dal fatto che il carico di lavoro è destinato inevitabilmente ad aumentare con conseguente tripla/ quadrupla fatica.
La mente ferma e bilanciata?
A volte basta solo una parola detta in un certo modo o un gesto fatto in un certo modo da marito/ figlia/ genitori e l’equilibrio faticosamente conquistato crolla come un castello di carte.
E anche con la paura devo fare i conti.
La paura di soffrire, di perdere una persona cara ( l’altro ieri sono stata ad un funerale ed è stato straziante vedere la sofferenza dei parenti del defunto ), di vivere situazioni angoscianti ( mi metto nei panni delle persone che nel centro Italia stanno ancora vivendo l’incubo della terra che trema).
Come fare?
Da credente la prima cosa che mi viene spontanea è affidare a Dio le mie debolezze e pregare perchè mi aiuti a prenderne atto senza giudicarle.
E poi sono convinta che mi serva un bel po’ di disciplina (come suggerisce Sivananda ) che all’inizio sarà sicuramente faticosissima da concretizzare ma che certamente darà i suoi frutti.
La strada è ancora lunga ma c’è una cosa che mi riconosco: non sono una persona timida!

Buon fine settimana amici!

Lo yoga del lavoro

Il karma yoga è un percorso che utilizza «l’agire» come strumento per raggiungere l’obiettivo finale dell’auto-realizzazione.
Nella Bhagavat Gita vengono individuate quattro caratteristiche del karma yoga:
1. L’attitudine all’azione deve essere pura e distaccata: significa accogliere senza riserve e con gioia il ruolo che svolgiamo nella nostra vita, anche se difficile.
2. Il karma yogin deve compiere l’azione senza avere l’idea di esserne l’artefice ma con un totale abbandono alla divinità che è la vera creatrice delle azioni: significa ridimensionare il proprio ego.
3. L’azione deve essere disinteressata: significa che nel compimento del nostro ruolo la nostra preoccupazione principale non devono essere i risultati e i vantaggi che possiamo ottenere dalle nostre azioni.
4. L’azione deve essere compiuta in uno stato di totale presenza e consapevolezza: questo significa trasformare in meditazione tutto ciò che compiamo.

Ora cerchiamo di applicare le linee guida di questo, secondo me, importantissimo percorso evolutivo al lavoro.
Il lavoro per tanti, molti, è fonte di stress, di disagio, di malesseri psicologici che spesso diventano malesseri fisici.
Ci facciamo aiutare da un testo molto bello…

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… che raccoglie degli articoli relativi alla gestione yogica dello stress.
Uno di questi articoli si intitola proprio “Karma Yoga e stress”.
Eccone un piccolo estratto.

“Il karma yoga è la via dell’azione o del lavoro ed è un sentiero yogico aperto a tutti, poichè noi tutti dobbiamo lavorare e compiere varie attività, sia fisiche che mentali. Il karma yoga aiuta a portare la pace e l’equanimità in una vita piena di stress.
Il karma yoga sviluppa la forza di volontà. L’importanza della forza di volontà nella gestione dello stress è spesso sottovalutata. Essa può essere definita come la capacità di motivare, mobilitare e armonizzare tutte le attività di un individuo per il raggiungimento di uno scopo preciso.
La “Gita” ha definito il karma yoga come “efficienza nell’azione” e questo totale assorbimento nel lavoro del momento porta ad una grande forza di volontà e allo sviluppo dei poteri della mente. L’intera mente e il corpo si integrano e si accordano ad un alto livello di sensibilità ed è durante il lavoro e le altre attività che possiamo riconoscere i nostri problemi mentali.
Il karma yoga è un mezzo per purificare la mente da fobie, problemi, paure e da tutti gli altri fattori di disturbo che producono una situazione di stress. Durante il karma yoga la persone deve affrontare tutti i tipi di eperienze, sia quelle buone che quelle cattive. Da queste esperienze impariamo a riconoscere le nostre abilità e i nostri limiti.
Nessuno di noi può evitare il lavoro; possiamo allora accettare la situazione e il lavoro e allo stesso tempo usarlo come metodo per pulire la nostra mente. Non si tratta solo di lavorare, ma di lavorare con consapevolezza e ricavarne ben altro.
Uno dei precetti base del karma yoga è molto semplice, sebbene molto profondo: non siate attaccati alle vostre azioni e alle loro conseguenze. il lavoro in questo modo diventa gioco e smette di essere lavoro. Il lavoro viene generalmente svolto con un motivo e con delle aspettative di risultati o riconoscimenti, mentre il gioco è fatto per il piacere di farlo. E’ a causa dell’attaccamento e non del lavoro in sè che diventiamo infelici e scontenti.
Il karma yoga perfetto non può essere realizzato fino a quando l’incessante affollamento dei pensieri e la turbolenza della mente non si quietano e la mente stessa non diventa chiara come il cristallo e calma come uno stagno immobile. I pensieri sorgeranno come una gigantesca eruzione nell’oceano senza fine della mente, ma sbiadiranno velocemente, così come sono comparsi. Poi si stabiliranno nuovamente nelle tranquille profondità, senza lasciare la minima traccia.”

Dall’ultimo passaggio possiamo anche capire l’importanza della pratica fisica dello yoga che ci invita a lavorare con consapevolezza sui movimenti e sul respiro, l’importanza dell’apprendimento delle tecniche di concentrazione e di meditazione.
Il lavoro allora, di qualunque genere sia, può diventare davvero un’occasione di crescita spirituale.

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Sapurna Kurmasana
Kurma è la tartaruga; rappresenta lo yoghin con la sua capacità di ritirare i suoi sensi dall’esterno per racchiudersi in se stesso.