La parabola del padre misericordioso nell’arte

Qualche giorno fa mentre riorganizzavo il mio materiale del catechismo, ho ritrovato dei vecchi appunti di un corso di formazione per catechiste.
Mi sono soffermata qualche istante sull’argomento dell’educare alla celebrazione della Riconciliazione ( o Penitenza sacramentale).
Proprio quest’anno i miei ragazzi faranno la loro prima Confessione.
Spiegare a dei bambini di 8 anni il senso del pentimento, il concetto di esame di coscienza è davvero difficile, e forse, oserei dire, un pochino prematuro.
In ogni caso, in questi appunti il tema era affrontato partendo da un’opera d’arte e precisamente “Il ritorno del figliol prodigo” di Rembrandt.
L’analisi dell’opera è molto interessante e la voglio condividere ( avere una figlia che studia al liceo artistico forse rende più sensibili rispetto al significato delle opere d’arte). Continua a leggere “La parabola del padre misericordioso nell’arte”

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… un Kamishibai per raccontare le parabole…

Il “programma” della catechesi di 3° elementare prevede a questo punto dell’anno di trattare il tema delle parabole di Gesù.
Perchè Gesù parlava in parabole? Qual è il loro significato?
Per aiutare i miei bambini a capire il senso delle parabole ho pensato di utilizzare uno strumento un po’ particolare: il Kamishibai.
Che cos’è il Kamishibai?
Vi lascio alle parole del nonno Antonio, che dando ancora una volta ascolto alla sua nuora pazzerella l’ha realizzato…

La bicicletta…. di Tespi o Kamishibai
Immagino che il titolo di questo breve scritto non sia di immediata comprensione ma spero con poche righe di chiarire il tutto.
Si racconta che attorno alla seconda metà del VI secolo a.C. un certo Tespi, considerato il precursore della tragedia greca, percorresse le polverose strade della Grecia spostandosi non solo da una città all’altra ma anche raggiungendo paesi, borghi e zone inaccessibili della campagna greca con un carro attrezzato per rappresentazioni teatrali.
Ritroviamo qualche cosa di analogo nella prima metà del secolo scorso in Giappone dove, spesso spinti dalla necessità di coniugare il pranzo con la cena, artisti dilettanti, caricato un minuscolo teatrino, detto Kamishibai, su una bicicletta, si spostavano di villaggio in villaggio raccontando storie di loro invenzione con il sussidio di disegni che ne illustravano i vari passaggi.
Questa forma di narrazione, nata attorno al 1100 d.C. nei templi buddisti era utilizzata per rivolgersi ad un pubblico spesso analfabeta esattamente come, nello stesso periodo, accadeva in Europa con le raffigurazioni nelle chiese dove i vari dipinti consentivano anche agli analfabeti di conoscere la storia della salvezza attraverso scene dell’antico e nuovo testamento.
A questo punto se dovessi coniare un neologismo anglo/giapponese direi che il rivisitato “Carro di Tespi” si potrebbe chiamare… “ Kamishibicycle”.
Ma torniamo a noi. Tutto questo l’ho imparato perché un giorno Catia mi ha chiesto se fossi disposto a costruire un Kamishibai. Indeciso se impegnarmi su un progetto sconosciuto prima di pronunciare quel ”si” che mi avrebbe incastrato per sempre come accadde alla monaca di Monza, ho fatto alcune ricerche sul WEB scoprendo che esiste anche un sito con sede a Milano che parla dell’argomento. http://www.kamishibai.mi.it/.
Credevo fosse una cosa facile ma più ci pensavo e più difficoltà trovavo, il progetto era chiaro ma non riuscivo a risolvere alcuni problemi legati al tipo di cerniera, ai pomelli, al sistema di chiusura a gancio delle antine, allo spessore del legno…
Quando finalmente le cerniere e i pomelli di chiusura hanno avuto il benestare di nonna Mariuccia che mi ha seguito in tutte le peregrinazioni della ricerca ho avuto la sensazione che questo Kamishibai si poteva fare nonostante un compromesso per il sistema di chiusura costretto a ripiegare, obtorto collo, su una volgarissima e troppo tecnologica calamita.

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La realizzazione ha richiesto oltre 15 ore di lavoro distribuite in circa quindici giorni per i tempi morti dovuti alle varie fasi di finitura piuttosto lunghe. Il colore paglierino scuro del legno è stato ottenuto con un mordente ad acqua mentre per la verniciatura ho impiegato impregnante incolore ad acqua ad effetto satinato lasciando asciugare almeno 24 ore tra una mano e l’altra e passando, a lavoro ultimato, un panno di lana per rendere uniforme la superficie. Il finto scenario e i vari fregi floreali sono ottenuti con un pirografo anche se la disomogeneità del multistrato rende il risultato non particolarmente piacevole.
Come sempre resto a disposizione per ogni ulteriore informazione.
Nonno Antonio

Ma veniamo alle parabole.
La prima parabola che abbiamo “visto” è stata quella della pecorella smarrita ( Lc 15, 4-7).
Matilde mi ha fatto da assistente…

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I bambini erano attenti e in silenzio e hanno voluto rivedere e risentire per ben tre volte la narrazione della parabola. Avrebbero voluto continuare chiedendomi di essere loro a cambiare i pannelli nel teatrino. Vedrò di organizzarmi per le prossime volte.
Ieri era assente Alessandro che in questi giorni non si sente molto bene.
Ecco allora in esclusiva per lui…

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“Ogni sera il Pastore contava tutte le sue pecore, per assicurarsi che ci fossero tutte e che tutte fossero al sicuro…

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Ma una notte…
– Oh no! Ne manca una! Ma dove sarà andata a cacciarsi?- Si guarda intorno ed inizia ad essere preoccupato…

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– La mia cara pecorella… Dove sarà?- Si sente triste e addolorato. Ha una gran voglia di piangere.

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Poi, anche se ormai è buio, decide di andare a cercarla. Mette al sicuro le altre pecore e inizia a correre di qua e di là per tutta la notte, chiamandola e guardando ovunque…

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– Ma dove ti sei cacciata, piccola mia?- Il Pastore è sempre più preoccupato, poi… “Beee” gli risponde la pecora. Guarda di qua e guarda di là… – Eccoti, finalmente!”; la pecorella impaurita e infreddolita lo guarda e sorride: era rimasta impigliata in un cespuglio di spine, ma ora è arrivato il suo Buon Pastore e si sente più tranquilla…

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– Povera la mia piccolina. Tranquilla, non avere più paura: adesso ci sono. Andiamo! Torniamo a casa-. Delicatamente il pastore la libera e se la mette sulle spalle, incamminandosi verso casa, felice e con il cuore più tranquillo…

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Rientrato nell’ovile, le altre pecore gli corrono incontro e, dopo aver visto che la loro compagna era con lui, si rasserenano e riabbracciano la loro amica…

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– Che gioia! E’ di nuovo a casa sana e salva!” Il Pastore è felice e chiama tutti i suoi amici “Venite qui con me, facciamo festa perchè ho ritrovato la mia amata pecorella!-. Tutti riuniti in casa sua, iniziano a festeggiare, mangiando e brindando in allegria…

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Ale, guarisci presto perchè ci manchi tanto!!!

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I disegni per stampare i pannelli li ho trovati sul sito Qunram2.net