La parabola del padre misericordioso nell’arte

Qualche giorno fa mentre riorganizzavo il mio materiale del catechismo, ho ritrovato dei vecchi appunti di un corso di formazione per catechiste.
Mi sono soffermata qualche istante sull’argomento dell’educare alla celebrazione della Riconciliazione ( o Penitenza sacramentale).
Proprio quest’anno i miei ragazzi faranno la loro prima Confessione.
Spiegare a dei bambini di 8 anni il senso del pentimento, il concetto di esame di coscienza è davvero difficile, e forse, oserei dire, un pochino prematuro.
In ogni caso, in questi appunti il tema era affrontato partendo da un’opera d’arte e precisamente “Il ritorno del figliol prodigo” di Rembrandt.
L’analisi dell’opera è molto interessante e la voglio condividere ( avere una figlia che studia al liceo artistico forse rende più sensibili rispetto al significato delle opere d’arte).

Rembrandt (1606-1669) viene generalmente considerato uno dei più grandi pittori della storia dell’arte europea e il più importante di quella olandese. Il suo periodo di attività coincide con quello che gli storici definiscono età dell’oro olandese, corrispondente più o meno al XVII secolo durante il quale il commercio, le scienze e le arti olandesi furono tra le più acclamate del mondo.
Dopo aver ottenuto un grande successo fin da giovane come pittore ritrattista, i suoi ultimi anni furono segnati da tragedie personali e difficoltà economiche. I suoi disegni e dipinti furono popolari già durante la sua vita, la sua reputazione rimase alta e per vent’anni fu maestro di quasi tutti i più importanti pittori olandesi. I più grandi trionfi creativi di Rembrandt sono evidenti specialmente nei ritratti dei suoi contemporanei, nei suoi autoritratti e nelle illustrazioni di scene tratte dalla Bibbia.
Sia nella pittura che nella stampa egli esibì una completa conoscenza dell’iconografia classica che modellò per adattarla alle proprie esigenze. Così, la rappresentazione di scene bibliche era costituita dalla sua conoscenza dei relativi testi, dall’influenza delle tematiche e dall’osservazione della popolazione ebrea di Amsterdam. Per la sua comprensione della condizione umana, inoltre, fu definito “uno dei grandi profeti della civiltà”.

Il Ritorno del figliol prodigo è un dipinto ad olio su tela, realizzato tra il 1668 e il 1669, provieniente probabilmente dalla casa dell’artista stesso ad Amsterdam ed ora conservato presso il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.
Il pittore dipinge quest’opera avendo nel cuore la terribile sofferenza per la morte dell’amato figlio Tito, proiettando così sulla scena i propri sentimenti di padre. Infatti, nel dipinto traspare il desiderio struggente di Rembrandt di riabbracciare il figlio, che invece si è allontanato per sempre.

Il dipinto si ispira alla Parabola del figliol prodigo, detta più correttamente Parabola del padre misericordioso ( Vangelo di Luca 15, 11-32). La scena ritratta raffigura la conclusione della vicenda, ovvero il momento del perdono del padre nei confronti del figlio minore, pentito della propria condotta e ritornato a casa.

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. E il padre divise fra loro i beni. Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente. Ma quando ebbe speso tutto, in quel paese sopraggiunse una grave carestia, ed egli cominciò ad essere nel bisogno. Allora andò a mettersi con uno degli abitanti di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava. Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati”. Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare grande festa. Ora il suo figlio maggiore era nei campi; e come ritornava e giunse vicino a casa, udì la musica e le danze. Chiamato allora un servo, gli domandò cosa fosse tutto ciò. E quello gli disse: “È tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Udito ciò, egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo pregava di entrare. Ma egli, rispose al padre e disse: “Ecco, son già tanti anni che io ti servo e non ho mai trasgredito alcun tuo comandamento, eppure non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma quando è tornato questo tuo figlio, che ha divorato i tuoi beni con le meretrici, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato”. Allora il padre gli disse: “Figlio, tu sei sempre con me, e ogni cosa mia è tua. Ma si doveva fare festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Nall’opera il giovane è in ginocchio davanti al padre. E’ vestito di stracci logori.
L’anziano genitore lo accoglie con un gesto amorevole e quasi protettivo.
Sulla destra, osserva la scena un personaggio, che possiamo identificare con il figlio maggiore.
Sullo sfondo si distinguono altre due figure, probabilmente i servi a cui si fa riferimento nel testo.

Il giovane è come abbiamo detto, lacero, sporco, senza una scarpa, con la testa rasata per i pidocchi ed abbruttito, ma vivo; è inginocchiato davanti al genitore al quale chiede il suo perdono, abbandonandosi completamente all’abbraccio del padre.
Nell’opera vi è una grande cura per i dettagli, di valore simbolico.
Gli zoccoli consunti del figlio alludono al suo cammino nel rimorso del male compiuto, ma sono anche simbolo  di speranza di poter essere accolto nella casa del padre, almeno come servo.

Il padre accoglie con gesto amorevole e quasi protettivo il figlio minore.
E’ un padre anziano che non si è mai rassegnato e ha sempre atteso con fiducia che il figlio tornasse: per questo lo abbraccia con un’emozione tutta interiore e si piega in avanti per stringerlo al suo cuore.
Il pittore rende evidente l’analogia tra il genitore della parabola e Dio: l’aspetto globale del personaggio ricalca infatti i tradizionali lineamenti attribuiti a Dio Padre.
Il suo volto è illuminato dalla luce che proviene da Dio e che rischiara il buio del peccato.
La luce infatti scivola sui personaggi secondari per soffermarsi sulla scena principale.
C’è un contrasto evidente tra l’abbraccio dei due protagonisti e la perplessità dei personaggi secondari.
Il dettaglio più interessante di questo quadro sono le mani del padre: osservandole bene notiamo che non sono uguali, ma sono una maschile e una femminile. Le mani del padre si posano dunque sulle spalle del figlio con senso di protezione ( elemento maschile ) e tenerezza ( elemento femminile).

Un altro elemento importante sono gli occhi del padre. Sono gli occhi un cieco; il Padre, Dio, che ama l’uomo ha consumato la sua vista per continuare a guardare all’orizzonte in attesa del ritorno del figlio.

E il figlio maggiore?
In piedi sulla destra mantiene un atteggiamento di distacco e superbia, ma se notiamo bene è anche lui illuminato, seppure parzialmente dalla luce della grazia.
I servi, sembrano chiedersi se sia giusto fare festa per un figlio così dissoluto.

Il Padre misericordioso, descritto da Luca e rappresentato con genialità da Rembrandt nel suo capolavoro rappresenta un salto verso l’uomo, verso la modernità. Dio perdona l’uomo che si pente sinceramente, che ha il coraggio di chiedere perdono.
Il figlio maggiore è convinto di essere nel giusto perchè ha servito fedelmente il padre, ma non si rende conto di non essere stato veramente “fratello” del peccatore e di non considerare il pentimento del fratello minore e il perdono del padre come un’occasione di festa per il ritorno alla vera vita.

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… un Kamishibai per raccontare le parabole…

Il “programma” della catechesi di 3° elementare prevede a questo punto dell’anno di trattare il tema delle parabole di Gesù.
Perchè Gesù parlava in parabole? Qual è il loro significato?
Per aiutare i miei bambini a capire il senso delle parabole ho pensato di utilizzare uno strumento un po’ particolare: il Kamishibai.
Che cos’è il Kamishibai?
Vi lascio alle parole del nonno Antonio, che dando ancora una volta ascolto alla sua nuora pazzerella l’ha realizzato…

La bicicletta…. di Tespi o Kamishibai
Immagino che il titolo di questo breve scritto non sia di immediata comprensione ma spero con poche righe di chiarire il tutto.
Si racconta che attorno alla seconda metà del VI secolo a.C. un certo Tespi, considerato il precursore della tragedia greca, percorresse le polverose strade della Grecia spostandosi non solo da una città all’altra ma anche raggiungendo paesi, borghi e zone inaccessibili della campagna greca con un carro attrezzato per rappresentazioni teatrali.
Ritroviamo qualche cosa di analogo nella prima metà del secolo scorso in Giappone dove, spesso spinti dalla necessità di coniugare il pranzo con la cena, artisti dilettanti, caricato un minuscolo teatrino, detto Kamishibai, su una bicicletta, si spostavano di villaggio in villaggio raccontando storie di loro invenzione con il sussidio di disegni che ne illustravano i vari passaggi.
Questa forma di narrazione, nata attorno al 1100 d.C. nei templi buddisti era utilizzata per rivolgersi ad un pubblico spesso analfabeta esattamente come, nello stesso periodo, accadeva in Europa con le raffigurazioni nelle chiese dove i vari dipinti consentivano anche agli analfabeti di conoscere la storia della salvezza attraverso scene dell’antico e nuovo testamento.
A questo punto se dovessi coniare un neologismo anglo/giapponese direi che il rivisitato “Carro di Tespi” si potrebbe chiamare… “ Kamishibicycle”.
Ma torniamo a noi. Tutto questo l’ho imparato perché un giorno Catia mi ha chiesto se fossi disposto a costruire un Kamishibai. Indeciso se impegnarmi su un progetto sconosciuto prima di pronunciare quel ”si” che mi avrebbe incastrato per sempre come accadde alla monaca di Monza, ho fatto alcune ricerche sul WEB scoprendo che esiste anche un sito con sede a Milano che parla dell’argomento. http://www.kamishibai.mi.it/.
Credevo fosse una cosa facile ma più ci pensavo e più difficoltà trovavo, il progetto era chiaro ma non riuscivo a risolvere alcuni problemi legati al tipo di cerniera, ai pomelli, al sistema di chiusura a gancio delle antine, allo spessore del legno…
Quando finalmente le cerniere e i pomelli di chiusura hanno avuto il benestare di nonna Mariuccia che mi ha seguito in tutte le peregrinazioni della ricerca ho avuto la sensazione che questo Kamishibai si poteva fare nonostante un compromesso per il sistema di chiusura costretto a ripiegare, obtorto collo, su una volgarissima e troppo tecnologica calamita.

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La realizzazione ha richiesto oltre 15 ore di lavoro distribuite in circa quindici giorni per i tempi morti dovuti alle varie fasi di finitura piuttosto lunghe. Il colore paglierino scuro del legno è stato ottenuto con un mordente ad acqua mentre per la verniciatura ho impiegato impregnante incolore ad acqua ad effetto satinato lasciando asciugare almeno 24 ore tra una mano e l’altra e passando, a lavoro ultimato, un panno di lana per rendere uniforme la superficie. Il finto scenario e i vari fregi floreali sono ottenuti con un pirografo anche se la disomogeneità del multistrato rende il risultato non particolarmente piacevole.
Come sempre resto a disposizione per ogni ulteriore informazione.
Nonno Antonio

Ma veniamo alle parabole.
La prima parabola che abbiamo “visto” è stata quella della pecorella smarrita ( Lc 15, 4-7).
Matilde mi ha fatto da assistente…

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I bambini erano attenti e in silenzio e hanno voluto rivedere e risentire per ben tre volte la narrazione della parabola. Avrebbero voluto continuare chiedendomi di essere loro a cambiare i pannelli nel teatrino. Vedrò di organizzarmi per le prossime volte.
Ieri era assente Alessandro che in questi giorni non si sente molto bene.
Ecco allora in esclusiva per lui…

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“Ogni sera il Pastore contava tutte le sue pecore, per assicurarsi che ci fossero tutte e che tutte fossero al sicuro…

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Ma una notte…
– Oh no! Ne manca una! Ma dove sarà andata a cacciarsi?- Si guarda intorno ed inizia ad essere preoccupato…

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– La mia cara pecorella… Dove sarà?- Si sente triste e addolorato. Ha una gran voglia di piangere.

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Poi, anche se ormai è buio, decide di andare a cercarla. Mette al sicuro le altre pecore e inizia a correre di qua e di là per tutta la notte, chiamandola e guardando ovunque…

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– Ma dove ti sei cacciata, piccola mia?- Il Pastore è sempre più preoccupato, poi… “Beee” gli risponde la pecora. Guarda di qua e guarda di là… – Eccoti, finalmente!”; la pecorella impaurita e infreddolita lo guarda e sorride: era rimasta impigliata in un cespuglio di spine, ma ora è arrivato il suo Buon Pastore e si sente più tranquilla…

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– Povera la mia piccolina. Tranquilla, non avere più paura: adesso ci sono. Andiamo! Torniamo a casa-. Delicatamente il pastore la libera e se la mette sulle spalle, incamminandosi verso casa, felice e con il cuore più tranquillo…

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Rientrato nell’ovile, le altre pecore gli corrono incontro e, dopo aver visto che la loro compagna era con lui, si rasserenano e riabbracciano la loro amica…

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– Che gioia! E’ di nuovo a casa sana e salva!” Il Pastore è felice e chiama tutti i suoi amici “Venite qui con me, facciamo festa perchè ho ritrovato la mia amata pecorella!-. Tutti riuniti in casa sua, iniziano a festeggiare, mangiando e brindando in allegria…

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Ale, guarisci presto perchè ci manchi tanto!!!

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I disegni per stampare i pannelli li ho trovati sul sito Qunram2.net