Raccontare ai bambini come è nato lo yoga

Si dice che migliaia di anni fa, in India, dentro un’immensa grotta, vicino ad un laghetto cosparso da profumati fiori di loto, sulle cime di un alto monte, il Grande Maestro Shiva decise di svelare i segreti dello Yoga alla sua dolce e amata sposa, Parvati.
Un pesce, nascosto tra i fiori galleggianti, ascoltava incantato la melodiosa voce di Shiva. Tutto solo si annoiava molto e perciò decise di provare anche lui a fare le posizioni di yoga.
Si sentiva molto goffo e sgraziato nel suo corpo di pesce, ma ci provò e riprovò senza mai arrendersi. Così, poco alla volta, imparò lo yoga, fino ad allora conosciuto soltanto agli dèi. Grazie agli esercizi il pesce riuscì a trasformarsi e sbucò dall’acqua sotto forma di uomo.
Shiva temeva che quell’umano, comparso improvvisamente al suo cospetto, non fosse degno di conoscere i segreti dello yoga ma, quando comprese cosa era avvenuto, fu ammirato dalla costanza di Matsya. Gli diede il nome “Matsyendra” che, nell’antica lingua indiana, significa “Pesce fatto uomo” e gli affidò l’incarico di diffondere lo yoga tra gli umani. Fu così che Matsyendra divenne il primo maestro di yoga in India.
Da allora, attraverso millenni e millenni, lo yoga si è diffuso con gran rapidità, non solo attraverso la parola, come avveniva nei tempi antichi, ma anche attraverso i libri e le scuole di altri grandi maestri.

( Dal libro Piccolo yoga di Clemi Tedeschi)

Io la trovo una storia ( un mito) fantastica.
La possiamo proporre ai bambini ( diciamo dagli otto anni in su) e creare una sequenza che porta magari alla costruzione di matsyendrasana , quindi con un focus sulle torsioni.
Ma possiamo anche far riflettere i ragazzi sui valori che questo racconto propone.
A me in particolare affascinano due aspetti:
1. La diffusione della disciplina dello yoga nel mondo è stata affidata dalla divinità alla creatura più piccola e più umile, un pesciolino appunto, così ( apparentemente ) fragile e in balìa delle onde del mare, delle correnti…
Questo tema dell’affidare grandi imprese a creature improbabili ricorre anche in romanzi famosi come per esempio “Il Signore degli Anelli” nel quale sarà Frodo, un hobbit, un mezzuomo, a distruggere l’anello del potere mettendo fine al male nella Terra di Mezzo.
Questo per me significa che tutti noi, nel nostro essere piccoli e fragili abbiamo tutte le potenzialità per fare grandi cose in direzione del bene.
2. Ciò che è fondamentale è la costanza. Impegnarsi porta sempre a grandi risultati, che possono essere personali ( nel caso dello hatha yoga ad entrare in una posizione ostica e ritenuta irraggiungibile) ma anche collettivi ( non dimentichiamoci mai che noi non viviamo da soli).
Matsya da pesce è diventato uomo grazie alla perseveranza e all’impegno.

E voi che insegnamenti leggete nel mito di Matsyendra?

P.S. L’immagine di apertura è stata presa dal web. E’ un bellissimo disegno di cui non sono riuscita però a trovare la fonte. Se la pubblicazione viola il copyright, l’autore non esiti a farmelo sapere e la rimuoverò immediatamente.

Yoga per bambini: l’importanza delle favole

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In una classe di yoga per bambini una costante per me è la favola.
Ma perchè inserire le favole in una lezione?
Clemi Tedeschi nel suo libro “Piccolo Yoga” scrive:
L’animazione di una favola con asana è il cuore di una seduta di Piccolo Yoga. Attraverso i giochi i piccoli praticanti hanno preso confidenza con le posizioni, sono più calmi e ricettivi, pronti per l’ascolto e l’esecuzione. Le sequenze narrative sono strutturate in modo che le posizioni fluiscano una dopo l’altra e il linguaggio, molto semplice, non interrompa l’azione. Ciò favorisce la concentrazione e fa sperimentare quell’armonia tra mente e corpo che costituisce uno degli obiettivi fondamentali della pratica. I contenuti, inoltre, richiamano l’importanza della relazione con la natura, con tutti gli esseri viventi, trasmettono valori coerenti con la filosofia yoga e con le istanze contemporanee“.

Quindi la favola si pone come strumento ideale, attraverso gli asana proposti in maniera dinamica e fluida, per esercitare il corpo, renderlo flessibile e forte imitando le posizioni degli animali e degli elementi della natura, ma anche per trasmettere valori come la collaborazione, la generosità, la condivisione ecc…
Infatti la favola, come sappiamo ha sempre una morale su cui poi si può eventualmente riflettere insieme al termine della seduta.
Nelle mie, poche, esperienze di insegnamento dello yoga ai bambini, ho sempre inserito il momento della favola. Alcune inventate da me, altre proposte attingendo da varie fonti e libri.
Negli ultimi giorni ho fatto degli acquisti in vista dell’avvio del mio primo corso per bambini ( sono superemozionata!). Tra i libri acquistati due propongono proprio delle storie.

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Le quattro storie, due per ogni libro sono proprio carine e le illustrazioni mi piacciono molto.
All’inizio vengono illustrate le due sequenze ( su una devo dire che non mi sembra molto fluida, ma ci lavorerò sopra) e poi man mano che il racconto procede il nome della posizione in sanscrito, il suo significato e i benefici.

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Tutte le storie trasmettono il loro messaggio educativo.
Il piccolo Huddàian è sempre molto triste perchè gli altri bambini lo prendono sempre in giro. Ma il grande saggio gli mostrerà che è proprio negli esseri piccoli e apparentemente insignificanti che si celano delle meraviglie…

A parte quindi piccoli aggiustamenti personali sono certa che utilizzerò queste favole nelle mie lezioni.
Un acquisto andato a buon fine.

Irene Cocchi- Filippo Curzi
I racconti dello Yoga
Gli animali del bosco e La storia di Huddàian.
Edizioni Macro

Con questo post partecipo all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma

Perchè trasmetto lo yoga ai bambini

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Lo scorso week-end ho iniziato il corso di formazione ” Yoga per crescere” organizzato da AIPY ( Associazione Italiana Pedagogia Yoga).
Due giorni meravigliosi in cui ho avuto la conferma che se ho un obiettivo è proprio quello di trasmettere ( con un metodo) lo yoga ai bambini.
Si, parlo di trasmettere e non di insegnare.
Per alcuni sembrerà un’eresia ( e francamente sono problemi loro) ma quando sono in una classe di yoga per bambini mi sento esattamente come quando sono nell’aula di catechismo con i miei ragazzi.
Più approfondisco le esperienze e più mi rendo conto che non sono lì per insegnare ciò che so, ma piuttosto per trasmettere ciò che sono e quello in cui credo.
E io credo fortemente in molti valori: l’amicizia, il rispetto per gli altri e per l’ambiente, la collaborazione e l’ascolto reciproco, la condivisione ( non avrei aperto un blog! 🙂 ).
Lo yoga diventa uno strumento per trasmettere questi valori ai bambini.
Lo yoga per i bambini ha dei punti in comune con lo yoga per adulti. La consapevolezza di sè e del proprio corpo, del proprio respiro e l’obiettivo di una crescita armoniosa di corpo, mente e spirito.
Ovviamente cambiano le modalità.
Gli asana, gli esercizi di respirazione diventano un pretesto per giocare e nel gioco ( mirato) si stabiliscono dei contatti, delle interazioni tra i bambini che li aiutano a percepire il senso del gruppo, dell’aiuto reciproco, dell’inclusione ( parola molto usata e abusata ultimamente ma che definisce un’esigenza importantissima specialmente per chi opera nelle scuole).

Clemi Tedeschi nel suo libro “Piccolo Yoga” nel capitolo relativo ai consigli per chi vuole insegnare yoga ai bambini parla della centratura.
Ma che cosa significa essere centrati?

Essere consapevoli di se stessi, delle proprie motivazioni reali, del proprio modo di porsi, di ciò che si trasmette; saper cogliere in sé ogni traccia di simpatia o antipatia e mantenersi equanimi; e essere così stabili da potersi focalizzare sull’altro; saper essere accoglienti e flessibili, ma anche autorevoli nel definire i giusti limiti.
… Per lo yoga, più che di insegnamento, bisognerebbe parlare di trasmissione. Ciò che i bambini colgono al di là delle parole, sono la motivazione, il coinvolgimento, in una parola, l’autenticità. Proporre con convinzione ciò che si fa, trasmettere la gioia di fare yoga insieme, lasciare loro il giusto spazio per misurarsi con se stessi, per esprimersi senza essere giudicati o misurati, è la formula più efficace. Il bambino ha molto da insegnare all’adulto e la pratica dello yoga rivela il meglio di entrambi.

Trasmettere lo yoga ( e nel mio caso essere catechista) è quindi una grande responsabilità, un continuo lavoro su se stessi, un continuo confermare le proprie motivazioni e soprattutto un continuo vivere e concretizzare i valori che trasmettiamo.
Tutto questo perchè l’obiettivo è il benessere ( fisico, psichico e spirituale) dei bambini.

Piccolo yoga

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Allo Yoga Festival Milano ho comprato un libro meraviglioso.
Alla sua seconda edizione “Piccolo yoga” di Clemi Tedeschi si rivela uno strumento importantissimo per chi voglia ( come me) intraprendere il percorso dell’insegnamento dello yoga nelle scuole.

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(dal risvolto di copertina)
Clemi Tedeschi è insegnante di yoga da 30 anni e maestra elementare ( ops della scuola primaria) dal 1977.
E’ la fondatrice dell’Associazione Italiana pedagogia yoga ( Aipy ) e responsabile didattica dei corsi di formazione insegnanti di yoga per adulti ( Samatva ) e per l’età evolutiva ( Yoga per crescere).
Il percorso formativo Yoga per Crescere coniuga valori e tecniche della tradizione, principi della pedagogia moderna più illuminata, rispetto per la natura, per le differenti culture e per le diverse abilità.
Lo scopo del percorso formativo e di questo libro è quello di diffondere nelle scuole e nelle famiglie un progetto di educazione globale.
La conoscenza profonda della disciplina e la vasta esperienza di insegnamento dell’autrice si riflettono in questo libro: Piccolo Yoga non è solo un manuale di yoga, ma anche uno strumento di crescita consapevole.

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Questo libro infatti oltre a spiegare nel dettaglio come costruire una lezione di yoga proponendo giochi, favole e asana a seconda delle fasce d’età pone l’accento su quelle che devono essere le tematiche e gli obiettivi da perseguire attraverso la proposta dello yoga e cioè l’inclusione ( il saper accogliere ogni forma di diversità), l’intercultura ( parlando il linguaggio del corpo lo yoga è trasversale a tutte le culture e agisce quindi come mediatore) e la sostenibilità ( la pratica dello yoga porta al rispetto per la vita in tutte le sue forme).
E l’ambiente della scuola è quello ideale per poter sviluppare queste tematiche.
Senza contare i benefici fisici, terapeutici , psichici e relazionali che la pratica dello yoga produce ( consapevolezza del corpo nello spazio, correzione dei difetti posturali, sviluppo di forza ed elasticità, consapevolezza delle emozioni, aumento dell’autostima, della forza interiore e dell’ autocontrollo ecc…).

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Con un linguaggio chiaro e spiegazioni dettagliate e ricco di immagini è adatto anche ai genitori che desiderano condividere con i loro bambini dei momenti per conoscersi e interagire in profondità.

Clemi Tedeschi
Piccolo Yoga
Le Vie del Dharma
Gruppo Macro

Questo post partecipa all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma